Referendum giustizia: sì o no? Cosa cambia per i reati ambientali dopo il voto
I prossimi 22 e 23 marzo si voterà per il referendum popolare confermativo della legge costituzionale sulla riforma della Giustizia. Cosa cambierà per i reati ambientali dopo il voto?
“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”
Ultimi giorni di dibattito e poi, domenica 22 (dalle ore 7 alle ore 23) e lunedì 23 (dalle ore 7 alle ore 15) sarà il nostro turno per esprimere il nostro voto alla riforma della giustizia.
I punti su cui da tempo le diverse coalizioni stanno discutendo sono molto tecnici - spesso anche molto ideologici - e le divergenze si affrontano sempre sulla separazione delle carriere, sul ruolo indipendente dei magistrati, sull’elezione dei membri del Csm e sulla costituzione di un nuovo organo giudicante.
Noi di GreenPlanner però abbiamo voluto affrontare con due sostenitori del Sì e del No un tema più vicino ai cittadini: cosa succederà in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini?
Ecco, allora, le ragioni del No esposte da Flavio Cusani, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento, ma con un passato di Pm e di Gip.
E le ragioni del Sì, spiegate da Eugenio Piccolo, avvocato dell’omonimo studio in Varese, con sede anche a Milano.
Le ricadute sui reati ambientali se vince il Sì
Partiamo dalle ragioni del No, con la risposta di Flavio Cusani che è netta: “sarà molto più difficile trovare pubblici ministeri disposti a lottare contro la criminalità ambientale, che è quasi sempre facente capo a potenti e temibili gruppi imprenditoriali, se non proprio a imprese mafiose“.
“Il pubblico ministero - cioè il magistrato inquadrato nelle Procure della Repubblica che si è formato con la cultura della giurisdizione - si è sempre rapportato con i problemi di tutti i cittadini, specie di quelli derivanti dal degrado ambientale - continua Cusani - e una volta separato dall’ordine dei magistrati giudicanti, assunto con un concorso separato, formato in una scuola solo per magistrati inquirenti, diventerà un superpoliziotto“.
Non solo: “sarà condizionato, come tutte le forze dell’ordine, dall’autorità governativa e non più tutelato adeguatamente da un Consiglio Superiore della Magistratura: questo sarà indebolito dal sorteggio dei componenti togati, mentre i componenti politici saranno invece scelti dalle maggioranze al governo“.
Cusani teme che un Pm, “una volta sottoposto al controllo disciplinare del Ministro della Giustizia e di un Alta Corte Disciplinare (formata anche da componenti politici), si guarderà bene dall’intralciare l’operato di potentati economici in materia ambientale“.
E dunque, chi tutelerà l’ambiente?
Cusani tiene a ricordare che “solo al coraggio dei Pm si devono le grandi inchieste sulla cosiddetta criminalità d’impresa quali quelle sulla Eternit di Casale Monferrato, sull’Ilva di Taranto, sul polo petrolchimico di Augusta e Priolo nel siracusano, sulla nuova centrale a carbone Tirreno Power nel savonese. Per non parlare di quelle sulle grandi speculazioni urbanistiche ed edilizie che hanno caratterizzato, anche di recente, quasi tutte le grandi città italiane“.
Ma anche nel settore dell’allevamento e dell’agricoltura intensiva ci sono stati (e si spera ci saranno) “valorosi Pm hanno indagato in tempi risalenti sull’uso di pericolosissimi farmaci e fitofarmaci, che, grazie alle loro inchieste, sono stati poi vietati per legge“.
Tanti sono gli esempi degli anni passati “in cui la magistratura inquirente, garantita nella sua autonomia, ha lottato anche contro le mafie ambientali, tipo quella operante nella Terra dei Fuochi (sotterramento di rifiuti industriali anche provenienti dal nord Italia, smaltimento selvaggio e abbruciamento indiscriminato di rifiuti speciali) e contro investimenti e riciclaggio di denaro sporco nel settore alimentare, della grande distribuzione o dell’eolico selvaggio (come quello dell’agrigentino, non quello misurato e rispettoso dell’ambiente adottato in altre zone)“.
Tutela dell’ambiente e salute pubblica
Ecco un’altra domanda che Cusani mette in evidenza: “dopo questa riforma e quelle che verranno a seguire, quali grandi inchieste vi saranno a tutela dell’ambiente e della salute pubblica?“.
Probabilmente nessuna, è la sua risposta: “già oggi, i reati che chiamano codici rossi (violenza intrafamiliare e altro) occupano gran parte del lavoro di Pm e Gip, costretti a rispettare rigorosi termini imposti dal legislatore, a pena di sanzioni disciplinari e non solo. Chiaro che, andando avanti così, rimarranno in futuro meno tempo ed energie da dedicare alla tutela dell’ambiente“.
Reati ambientali: il Sì il referendum non mina alcun esito
“L’esito del Referendum non avrà ricaduta alcuna sui reati ambientali, né su ogni altro reato. Il Referendum, infatti, non interviene sul principio della obbligatorietà dell’azione penale che continuerà a essere esercitata dal Pubblico ministero, ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, che non è interessato dalla Riforma“.
Così la pensa Eugenio Piccolo, avvocato dell’omonimo studio in Varese, con sede anche a Milano e sostenitore delle ragioni del Sì. “Ogni argomentazione e/o teoria contraria - ci tiene a precisare Piccolo - è meramente suggestiva e preordinatamente strumentale a ingenerare nella popolazione un ingiustificato allarmismo“.
Poi cala l’asso: “è falso, dunque, sostenere che l’eventuale vittoria referendaria del Sì limiterà l’azione dei Pubblici Ministeri: questa tesi, tra l’altro, è screditante nei confronti delle stesse Procure.
Così come screditante per i Magistrati è affermare che la costituzione di due Csm li intimiderebbe, limitandone l’attività di indagine ovvero nella fase decisionale, di fronte a potenti gruppi economici esistenti anche in ambito ambientale“.
La sensazione, continua Piccolo, “è che il richiamo a un pericolo di ridimensionamento dell’attività delle Procure, benché inesistente, altro non sia che il tentativo di scaricare, in futuro, sul Referendum la responsabilità di ritardi nelle indagini che costituiscono, in realtà, da anni, un profilo di criticità del sistema processuale per una serie di motivi del tutto estranei al Referendum e ai suoi eventuali effetti.
Ciò anche in riferimento ai reati ambientali rispetto ai quali il Csm dovrebbe valutare di organizzare all’interno di ciascun Tribunale sezioni specializzate (non istituire, ciò potendo avvenire solo per legge), tanto più in considerazione della specificità e delicatezza della materia e del fatto che i reati ambientali sono in aumento“.
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