Quando l'economia circolare offre soluzioni interessanti, per favorire decarbonizzazione e transizione ecologica
L’economia circolare permette di costruire le fondamenta del nostro futuro, perché propone soluzioni e progetti rispettosi dell’ambiente... vediamo alcune iniziative importanti
Prove di camerino: sapete quante volte succede che un capo si sporchi, si rovini e non possa più essere venduto dopo averlo indossato per pochi minuti?
Troppo spesso purtroppo, perché se c’è una cosa che si fa presentando poca attenzione, se non alla prova specchio, è proprio la prova in camerino.
Ma c’è chi ha deciso che quei capi rovinati non siano gettati, alimentando la brutta fama del fast fashion. Così va citata la buona azione di economia circolare del gruppo Teddy, conosciuto al grande pubblico per i brand Terranova, Calliope, ma anche Rinascimento e Qb24.
Anziché distruggere questi capi, o anche quelli fallati da produzione, il gruppo ha da circa un anno deciso di fare una doppia cosa buona: collaborare con una noprofit di Monza, la cooperativa sociale Carrobiolo 2000.
Leggi l’articolo: Ecco Clorofilla, progetto di economia circolare sociale di Monza, nato in collaborazione con il Gruppo Teddy
Pannelli da fanghi di cartiera: ecco il brevetto di Alice
Un dottorato di ricerca che si è concentrato sull’uso di fanghi di scarto provenienti dalla lavorazione della carta di Lucart ha portato a un brevetto.
Vediamo di che si tratta, dando la parola alla giovane Alice Bertolini, ingegnera dei materiali con un curriculum vitae nel quale si respira da subito la cultura dell’economia circolare.
Primo step, una laurea triennale in Ingegneria Chimica, quindi una laurea magistrale in Materiali e Nanotecnologie. Poi ha aggiunto anche l’esperienza di aver lavorato su un progetto, di cui è stato depositato un brevetto, per trasformare i fanghi di scarto della lavorazione della carta in pannelli per la bioedilizia.
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Acqua in circolo con l’osmosi inversa
Prima o poi, anche il nostro Paese dovrà fare i conti con le tecnologie di desalinizzazione dell’acqua. Perché l’ondivaga quantità di questo bene primario è ben valutata da previsioni e dati: entro il 2030 la domanda globale di acqua potabile potrebbe superare l’offerta disponibile del 40% (dati Fao a livello mondiale).
I cambiamenti climatici, l’inquinamento delle risorse idriche e la distribuzione diseguale dell’acqua contribuiscono a rendere il tema una delle priorità planetarie del nostro tempo.
In questo scenario, la desalinizzazione si afferma come una delle soluzioni più concrete per garantire l’accesso all’acqua potabile in modo sicuro e sostenibile, soprattutto in regioni costiere, isole e aree soggette a siccità prolungate.
Purchè si faccia nel pieno rispetto dell’ambiente.
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Muoversi e riscaldarsi con il Forsu
Forse non ce ne rendiamo conto, ma se non facciamo una corretta raccolta dell’umido (conosciuto da molti come Forsu) andiamo a sprecare una risorsa ancora preziosa.
Perché, come ci racconta in questa puntata di Pink&Green Alessia Scappini, amministratore delegato di AlBe, una volta che l’umido, che è sostanza biologica per eccellenza, viene conferito a un buon centro di raccolta si trasforma in nuova materia.
Non solo ammendante o fertlizzante (più o meno buono a seconda del processo che subisce), ma ora anche biometano che può essere usato per produrre energia, calore e anche per muoverci con i nostri automezzi.
Che potranno così iniziare a muoversi utilizzando un vettore energetico “rinnovabile e mille miglia lontano dal carburante fossile“.
Non è fantascienza, ma è già quello che succede con una precisa raccolta dell’umido in Toscana (zona di pertinenza di Ato Costa). Il centro di lavorazione è il Belvedere di Peccioli (Pisa) che collabora con AlBe, appunto.
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Ridare vita al vetro piano: ecco come fa Pilkington Italia
Ci siamo mai chiesti che fine faccia il vetro delle nostre finestre quando cambiamo i serramenti? Ebbene, da quanto afferma Eugenia Santoleri, marketing specialist di Pilkington Italia (ora parte del Gruppo giapponese Nsg, Nippon Sheet Glass) finisce troppo spesso male, perché in teoria come vetro piano non rientra nella raccolta differenziata.
Lo attesta anche un dato che si trova nel report McKinsey del 2023 sulla Circolarità nell’ambiente costruito: meno dell’1% del vetro float nel mondo è avviato a riciclo (che quindi vuol dire finisce negli inceneritori o in discarica).
Un grande peccato cui vuole mettere fine proprio questa storica azienda - in Italia ha appena compiuto i 100 anni, cui se ne aggiungono altri 100 se parliamo della casa madre inglese - che produce vetro per finestre, ma anche per il mondo dell’automotive.
E così proprio dalla filiale italiana è partito un progetto di recupero e riuso: renew:glass. Questa è proprio una di quelle belle storie che piacciono a noi di Pink&Green.
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