Italia: il nuovo corso dell'energia (pulita) richiede nuove professioni
L'Italia e i green jobs, tra nuove opportunità occupazionali e un urgente fabbisogno di competenze e formazione specializzata
Instabilità geopolitica, crisi energetica e ritorno del protezionismo stanno accelerando il ripensamento dei modelli economici globali. In Europa la transizione energetica diventa leva di sicurezza e competitività
L’assetto globale che per decenni ha sostenuto scambi e filiere appare oggi come una nave entrata in acque agitate. Conflitti armati, tensioni mediorientali e il ritorno del protezionismo statunitense stanno incrinando la fiducia nella globalizzazione.
I mercati reagiscono con volatilità, mentre molti comparti industriali misurano l’impatto di un cambio di rotta che avvicina l’economia mondiale a una nuova stagione di deglobalizzazione.
In questo contesto il tema dell’energia è tornato al centro del dibattito politico ed economico internazionale mostrando la fragilità strutturale dell’Europa e facendo emergere le difficoltà di molte imprese - in particolare le pmi - che avevano rafforzato la loro presenza nei mercati cosiddetti emergenti.
Da qui, dunque, è nata la consapevolezza che la transizione energetica sostenibile, oltre che essere una scelta a favore dell’ambiente e della neutralità climatica è anche la via per consolidare la nostra sicurezza economica e l’autonomia strategica.
Purtroppo, nonostante la via intrapresa, la conversione dell’economia italiana è ancora troppo lenta per garantire una piena indipendenza energetica e una stabilità dei prezzi.
Le rinnovabili coprono solo il 36,8% della domanda di energia elettrica nazionale, sebbene ci sia stata una crescita nel primo semestre del 2024 (+27,3% rispetto al 2023).
È necessario fare di più, sebbene la produzione da fonti pulite abbia raggiunto il 43,8% del fabbisogno, superando per la prima volta quella proveniente da fonti fossili.
Anche l’Unione europea deve essere più incisiva e decisa, senza timori o titubanze: la politica anti-ecologica degli Stati Uniti, infatti, richiede misure più drastiche ed efficaci di quelle contenute nel Green Deal europeo, varato nel 2019, e nel piano REPowerEu, lanciato dalla Commissione nel 2022 in risposta alla crisi del gas.
Accanto agli obiettivi di decarbonizzazione, è necessario rafforzare il capitale umano e sociale, perché gli scenari attuali e futuri richiedono nuove figure professionali e competenze specifiche, in grado di guidare la trasformazione industriale in chiave sostenibile.
L’evoluzione delle professioni green e il loro ruolo strategico nella trasformazione energetica e industriale in corso
Per questo motivo abbiamo rivolto ad Alessandro Brizzi, general manager della Esco (Energy Service Company) Renovis alcune domande su Italia, green jobs e nuove competenze.
Come è cambiato nel nostro continente il mercato del lavoro?
Negli ultimi anni il mercato del lavoro europeo ha iniziato ad adeguarsi ai profondi mutamenti legati alla transizione energetica. I dati sono inequivocabili.
Secondo il quindicesimo Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola insieme al contributo di Unioncamere e del Centro Studi Tagliacarne, alla fine del 2022 il 13,4% degli occupati in Italia era già impiegato in ruoli legati alla green economy, e nel 2023 il numero di nuovi contratti per queste figure ha raggiunto quasi la cifra di due milioni, rappresentando il 34,8% del totale.
In generale, le figure green più richieste si concentrano nelle aree della logistica, della progettazione e sviluppo e nei settori tecnici. Sul fronte delle competenze verdi, su 5,5 milioni di contratti previsti, tali competenze sono risultate necessarie nel 79,4% dei casi.
Nel nostro Paese qual è la situazione? Che differenze ci sono a livello geografico?
I green jobs rappresentano una risposta concreta alla crisi climatica e sono un vettore di sviluppo e un’opportunità strategica per il Paese.
In un’Italia che deve affrontare diverse altre sfide come il declino demografico, la deindustrializzazione e le disuguaglianze territoriali, la crescita delle professioni legate all’ambiente può contribuire a stimolare una rigenerazione diffusa e sostenibile.
A livello geografico, il Nord Italia continua a trainare il Paese per numero di attivazioni di green jobs. Nello specifico, la Lombardia si conferma la prima regione, con 440.940 nuovi contratti green previsti nel 2023, seguita da Veneto, Emilia-Romagna e Lazio, che insieme rappresentano il 52% delle attivazioni a livello nazionale.
Anche il Centro Italia mostra una tendenza positiva, con un aumento del 12,6% delle attivazioni, pur restando indietro rispetto ad altre aree.
Parliamo allora di professioni green? Dove ci si deve orientare?
I settori in cui si stanno affermando i green jobs sono numerosi e diversi tra loro. Nel campo delle energie rinnovabili crescono le figure legate all’installazione e manutenzione di impianti solari, eolici e geotermici.
Nel settore agricolo - che comprende anche pratiche ibride come l’agrivoltaico - oltre alla diffusione dell’agricoltura biologica e rigenerativa, si stanno affermando soluzioni innovative come l’utilizzo di droni per il monitoraggio delle colture o l’impiego di sensori per ottimizzare l’irrigazione.
Anche l’edilizia sta vivendo una profonda trasformazione, con l’aumento della domanda di tecnici esperti in bioarchitettura, materiali naturali e certificazioni energetiche.
Da segnalare inoltre la gestione dei rifiuti che sta evolvendo verso modelli di economia circolare, favorendo ruoli professionali legati al riciclo avanzato, al riuso e alla progettazione ecocompatibile.
Cresce, infine, l’interesse per la mobilità sostenibile, con nuove competenze richieste nella progettazione di infrastrutture per veicoli elettrici e nella logistica a basso impatto ambientale.
I segnali incoraggianti dal mondo del lavoro ci sono dunque, quali sono invece gli ostacoli?
Uno dei principali riguarda la carenza di percorsi formativi adeguati. La transizione verde richiede competenze specialistiche che oggi risultano ancora insufficienti.
A tal proposito, il sistema Informativo Excelsior rileva che entro il 2027 quasi 4 milioni di lavoratori dovranno possedere competenze green di un livello almeno intermedio o avanzato.
Le istituzioni scolastiche si stanno gradualmente adeguando a queste nuove necessità: gli istituti tecnici superiori e molte altre scuole stanno avviando corsi dedicati alla sostenibilità, sebbene la domanda delle imprese superi di gran lunga l’offerta.
È proprio per queste ragioni che servono investimenti massicci in formazione, orientamento e aggiornamento professionale, anche facendo leva su strumenti pubblici come il Pnrr e i fondi europei per la transizione ecologica.
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