Decreto caccia in discussione: cresce il fronte del no, tra scienza e società
La ripresa dell’iter parlamentare del disegno di legge n. 1552 pone la questione caccia al centro del dibattito pubblico per la criticità su biodiversità, sicurezza e salute
La ripresa dell’iter parlamentare del disegno di legge sulla caccia riaccende un confronto che va ben oltre il perimetro della normativa venatoria. In gioco vi è infatti l’equilibrio tra tutela della biodiversità, sicurezza dei cittadini e indirizzi di sostenibilità definiti a livello europeo.
Il provvedimento introduce modifiche rilevanti, tra cui l’ampliamento delle specie cacciabili, la riduzione delle aree protette e l’estensione dei periodi di attività venatoria. Misure che, secondo numerose associazioni e rappresentanti della comunità scientifica, rischiano di aggravare la pressione sugli ecosistemi italiani, già compromessi da cambiamenti climatici e perdita di habitat.
A queste criticità si aggiungono i possibili impatti sulla sicurezza. L’estensione delle aree di caccia, che potrebbe includere anche spazi frequentati da cittadini e turisti, solleva interrogativi sull’aumento del rischio di incidenti. Parallelamente, viene richiamato il paradigma One Health, che sottolinea la connessione tra salute umana, animale e ambientale.
Il fronte del dissenso si presenta ampio e articolato. Oltre cinquanta organizzazioni hanno sottoscritto appelli istituzionali per chiedere la sospensione dell’iter, mentre la mobilitazione pubblica ha già raccolto centinaia di migliaia di firme. I sondaggi indicano inoltre una crescente sensibilità verso la tutela della fauna e una domanda di regolamentazioni più rigorose.
In questo contesto, la discussione parlamentare assume un valore strategico. La scelta tra un ampliamento delle attività venatorie e un rafforzamento delle politiche di tutela ambientale rappresenta un passaggio cruciale per il posizionamento del Paese rispetto alle sfide contemporanee.
Approfondite i contenuti e seguite gli aggiornamenti su GreenPlanner.it per comprendere evoluzioni normative e impatti sul sistema ambientale nazionale.
Caccia e diritti dei proprietari dei terreni: il Consiglio di Stato amplia le tutele
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ridefinisce i confini tra pianificazione faunistico-venatoria e diritti dei proprietari, chiarendo che anche motivazioni etiche e morali possono legittimare l’esclusione dei terreni dall’attività venatoria.
Ogni cinque anni le Regioni sono chiamate ad aggiornare i piani faunistico-venatori, strumenti centrali nella regolazione dell’attività venatoria e nella definizione delle aree in cui la caccia è consentita.
Si tratta di atti di pianificazione complessi, che devono tenere insieme esigenze di gestione della fauna selvatica, tutela degli ecosistemi, attività agricole e sicurezza dei cittadini.
All’interno di questo quadro normativo, il legislatore nazionale ha previsto una possibilità spesso al centro di controversie: la facoltà, per i proprietari o conduttori di fondi, di chiedere l’esclusione dei propri terreni dall’esercizio della caccia.
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Niente giustifica la caccia: cresce la protesta contro la riforma venatoria
Cinquantacinque associazioni ambientaliste e animaliste chiedono al presidente Mattarella di bloccare l’inserimento nella legge di Bilancio di emendamenti che deregolamentano la caccia. Parallelamente, Fondazione Capellino lancia la campagna Niente giustifica la caccia.
Mobilitazione contro la modifica dei regolamenti venatori: le associazioni di tutela animale e ambientale hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per chiedere di intervenire contro il tentativo di inserire modifiche alla legge 157/92 sulla caccia all’interno della legge di Bilancio.
Un’iniziativa definita impropria e pericolosa, che secondo i promotori rischia di violare la Costituzione e le direttive europee sulla protezione della fauna selvatica.
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Attacco alla biodiversità: dobbiamo abolire la caccia, non deregolamentarla
Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, denuncia un tentativo di deregolamentare la caccia attraverso il disegno di legge 1552 che vuole rendere più semplice praticare l’attività venatoria, senza preoccuparsi della tutela prioritaria della fauna selvatica in declino.
Deregolamentare la caccia e rendere più facile praticarla? A favore di chi? Nel nostro Paese, secondo un sondaggio Swg condotto a maggio 2025, infatti, il 69% degli italiani si è detto favorevole a maggiori tutele ambientali e si è espresso contro la deregolamentazione dell’attività venatoria, mentre solo lo 0,9% è favorevole a un allentamento delle norme sulla caccia.
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Una proposta di legge popolare chiede l’abolizione della caccia e più tutela per la fauna selvatica
È stata depositata presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare che punta a vietare la caccia su tutto il territorio nazionale, rafforzare le tutele per specie protette come lupi e orsi, aumentare la superficie delle aree naturali protette e introdurre il divieto di accesso dei cacciatori nei terreni privati.
A promuovere l’iniziativa sono sei associazioni animaliste nazionali - Animalisti Italiani, Enpa, Lac, Lav, Lndc Animal Protection e Oipa - che, una volta pubblicata la proposta in Gazzetta Ufficiale, avvieranno la raccolta firme digitale sulla piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia.
L’obiettivo è raccogliere oltre 50.000 firme in sei mesi, soglia necessaria affinché la proposta venga discussa in Parlamento.
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