Corte Costituzionale: Sardegna ko sulle rinnovabili. La sentenza che cambia il gioco energetico
La sentenza n. 184/2025 della Corte costituzionale interviene sul rapporto tra autonomie regionali e transizione energetica, ridefinendo i confini giuridici entro cui le Regioni possono operare
La sentenza n. 184/2025 della Corte Costituzionale italiana ha parzialmente bocciato la legge regionale sarda n. 20/2024 sulle aree idonee per impianti a fonti rinnovabili (Fer). Dichiarate illegittime diverse norme che introducevano divieti assoluti e retroattivi, violando principi costituzionali, Ue e lo statuto autonomo. La decisione tutela il legittimo affidamento degli operatori e favorisce la transizione energetica, ma solleva interrogativi sul bilanciamento tra ambiente e sviluppo
Secondo la Consulta, la normativa regionale ha ecceduto le proprie competenze trasformando la non idoneità territoriale in un divieto generalizzato, in contrasto con i principi costituzionali di ragionevolezza, certezza del diritto e libertà di iniziativa economica, nonché con il quadro normativo europeo delineato dalla direttiva Ue 2023/2413.
In particolare, la Corte ha censurato le disposizioni che incidevano retroattivamente su autorizzazioni già rilasciate o su procedimenti in corso, ritenute lesive del legittimo affidamento degli operatori.
Ulteriori profili di illegittimità riguardano le limitazioni agli interventi di revamping e repowering degli impianti esistenti e l’invasione delle competenze statali in materia di individuazione delle aree off-shore, ambito riservato allo Stato ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione.
Bocciate anche le deroghe regionali alla disciplina nazionale sulle autorizzazioni paesaggistiche, giudicate incompatibili con l’esigenza di una tutela ambientale uniforme sul territorio nazionale.
La pronuncia assume un valore che va oltre il caso sardo. Da un lato, riafferma il ruolo centrale dello Stato nella governance energetica, anche nei confronti delle Regioni a statuto speciale.
Dall’altro, offre maggiore certezza agli investimenti in un settore strategico per il raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030.
La transizione energetica, ribadisce la Corte costituzionale, richiede pianificazione e tutela del paesaggio, ma non può essere ostacolata da barriere normative disallineate rispetto agli impegni nazionali ed europei.
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