Energia, digitale e sostenibilità: le nuove professioni della transizione ecologica
Il mercato del lavoro italiano entra nella fase più esigente della doppia transizione: quella energetica e quella digitale. Previsti nuovi posti di lavoro, che avranno bisogno di maggiori competenze
Le proiezioni Unioncamere per il quinquennio 2025-2029 quantificano un fabbisogno complessivo superiore a 3,7 milioni di unità occupazionali, tra nuova domanda e turn-over generazionale. La variabile determinante non è più soltanto il numero di posti disponibili, ma la qualità delle competenze richieste - e la distanza tra quelle esistenti e quelle necessarie
Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nello scenario positivo del quinquennio, circa 1,55 milioni di lavoratori dovranno possedere un livello intermedio di competenze nella gestione di prodotti e tecnologie green - pari al 43% del fabbisogno complessivo - mentre circa 760.000 posizioni richiederanno un livello elevato di tali competenze.
La dimensione digitale si sovrappone a quella ambientale: la domanda di competenze digitali coinvolgerà 2,2 milioni di lavoratori, con oltre 910.000 figure chiamate a possedere un profilo di e-skill mix avanzato.
L’intelligenza artificiale non costituisce una variabile esterna a questo scenario: è, sempre di più, una componente strutturale dei sistemi di gestione energetica. Secondo il Politecnico di Milano - Energy Strategy Group, un’impresa che investe oggi in tecnologie smart energy può ridurre i costi del 20-25% entro il 2030, grazie anche all’integrazione dell’Ai nei sistemi di ottimizzazione dei carichi e di previsione dei consumi.
Il settore dell’informatica e delle telecomunicazioni è considerato il vero motore della gestione intelligente dell’energia, con una domanda concentrata su analisti, data scientist ed esperti di cybersecurity, figure essenziali per abilitare tecnologie come le smart grid e la building automation.
Sul versante dell’offerta, il quadro resta squilibrato. Le emissioni di CO2 sono tornate a crescere del +1,3% nel primo semestre 2025, invertendo un trend positivo che durava da oltre due anni, mentre l’indice Enea Ispread - che misura sicurezza energetica, prezzi e decarbonizzazione - è sceso al minimo storico della serie.
Il rallentamento della transizione energetica italiana si riflette direttamente sul mercato del lavoro: Enea e Gse stimano che solo il 40% dei Comuni italiani disponga di piani energetici aggiornati al 2026, segnale di una governance locale ancora inadeguata rispetto alla velocità dei cambiamenti tecnologici e occupazionali in atto.
La transizione energetica come motore occupazionale
La transizione energetica non riguarda soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie o l’installazione di impianti rinnovabili. Alla base di questo cambiamento si colloca soprattutto il capitale umano, che rappresenta la vera infrastruttura capace di sostenere la trasformazione dei sistemi produttivi e dei modelli energetici.
Secondo le analisi del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, elaborate nel rapporto previsionale 2025-2029, la doppia transizione - ecologica e digitale - è destinata a incidere profondamente sulla struttura occupazionale italiana.
Nello scenario più favorevole, il sistema produttivo nazionale potrebbe esprimere un fabbisogno complessivo di oltre 3,7 milioni di lavoratori nel quinquennio, generato sia dalla creazione di nuovi posti di lavoro sia dalla necessità di sostituire i lavoratori in uscita dal mercato.
Le imprese italiane, inoltre, richiedono sempre più profili capaci di operare nella gestione di prodotti e tecnologie legate alla sostenibilità. Nel periodo 2025-2029, secondo le stime saranno necessari circa 1,55 milioni di lavoratori con competenze green di livello intermedio, pari al 43% del fabbisogno complessivo.
A questi si aggiungono 760mila professionisti con competenze ambientali avanzate, destinati a ricoprire ruoli tecnici e specialistici nelle filiere della transizione.
Parallelamente cresce la richiesta di competenze digitali. Il rapporto stima che 2,2 milioni di lavoratori dovranno possedere competenze digitali, mentre oltre 910mila professionisti saranno chiamati a disporre di un e-skill mix avanzato, combinando competenze informatiche, capacità di analisi matematica e gestione di soluzioni tecnologiche innovative.
Questo intreccio tra digitale e sostenibilità definisce una nuova generazione di professioni ibride, nelle quali le competenze energetiche si integrano con l’analisi dei dati, l’automazione e la gestione intelligente dei sistemi.
Le filiere chiave della transizione energetica
Tra i settori destinati a registrare la maggiore domanda occupazionale figura innanzitutto la filiera delle costruzioni e delle infrastrutture, ambito strategico per interventi di efficientamento energetico, rigenerazione urbana e sviluppo delle reti energetiche.
Per questo comparto Excelsior prevede un fabbisogno compreso tra 226mila e 271mila lavoratori entro il 2029. In queste attività, accanto alle figure tradizionali - operai specializzati, tecnici di cantiere e ingegneri civili - emergono competenze nuove legate alla progettazione digitale, al Building Information Modeling (Bim), alla modellazione tridimensionale e alla gestione delle prestazioni energetiche degli edifici.
Un secondo comparto centrale è rappresentato dalla meccatronica e dalla robotica, con una domanda stimata tra 149mila e 164mila professionisti nel quinquennio. In questo ambito l’innovazione è guidata dalla convergenza tra meccanica, elettronica e software, integrata con tecnologie per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili nei processi industriali.
Anche il settore della mobilità e della logistica sarà interessato da una crescita significativa della domanda di lavoro, con un fabbisogno stimato tra 139mila e 151mila unità.
La progressiva elettrificazione dei trasporti e la digitalizzazione della gestione delle flotte richiederanno figure capaci di integrare competenze tecnologiche, analitiche e organizzative nella gestione delle supply chain.
Infine, un ruolo trasversale è svolto dal comparto Ict e dei servizi avanzati, che rappresenta il motore tecnologico della gestione intelligente dell’energia. Analisti di dati, specialisti di cybersecurity, esperti di reti e tecnici IoT sono tra le figure più richieste per sviluppare sistemi di monitoraggio energetico, smart grid e soluzioni di manutenzione predittiva.
La formazione come infrastruttura della transizione
La crescente domanda di competenze pone con forza il tema della formazione. Come evidenziano le analisi di Unioncamere, la sfida dei prossimi anni non riguarda tanto la disponibilità di lavoro, quanto la capacità del sistema formativo di preparare un numero sufficiente di professionisti con le competenze richieste.
La trasformazione delle filiere produttive richiede infatti percorsi di upskilling e reskilling capaci di accompagnare i lavoratori lungo tutto l’arco della vita professionale. Università, istituti tecnici superiori e programmi di formazione specialistica diventano così elementi centrali per tradurre le previsioni occupazionali in opportunità concrete per le nuove generazioni.
Le imprese cercano figure capaci di combinare conoscenze ingegneristiche, digitali e ambientali, dando origine a professioni sempre più interdisciplinari che riflettono la complessità della transizione energetica.
L’intelligenza artificiale tra opportunità e rischio occupazionale
Accanto alle prospettive di crescita occupazionale, la trasformazione digitale introduce tuttavia anche nuove incognite. L’intelligenza artificiale, sempre più diffusa nei processi industriali e nei servizi, sta modificando profondamente l’organizzazione del lavoro.
In settori come la progettazione, la gestione dei cantieri o la manutenzione delle infrastrutture, sistemi di analisi predittiva e strumenti di automazione stanno già contribuendo a migliorare efficienza, sicurezza e sostenibilità delle attività.
Allo stesso tempo, però, l’automazione di alcune funzioni operative potrebbe ridurre la domanda di specifici profili professionali. Segnali di questa tendenza emergono anche a livello internazionale.
Secondo alcune analisi recenti, circa il 20% dei licenziamenti registrati nel settore tecnologico globale dall’inizio dell’anno sarebbe collegato all’introduzione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale e alla riorganizzazione dei processi produttivi.
Il futuro del lavoro nella transizione energetica sarà quindi determinato da un equilibrio complesso: da un lato la creazione di nuove professioni legate alla sostenibilità e alla digitalizzazione, dall’altro la necessità di accompagnare i lavoratori nell’adattamento a tecnologie sempre più pervasive.
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